In un mondo sempre più digitalizzato ed immerso in un contesto virtuale, l’essere connessi è quasi d’obbligo e i nostri smartphone sembrano addirittura un’estensione delle nostre mani, i nostri pollici sembra non abbiano altro scopo che scrollare e digitare parole per messaggi ed emoticon, quasi come se si fossero evoluti al solo scopo di mettere like e caricare storie.
Il dibattito sul corretto uso e abuso della tecnologia non poteva limitarsi ai nostri momenti di svago e tempo libero, ma proprio in quanto immersi dal mattino appena svegli fino all’ultimo istante prima di andare a letto, la questione è arrivata sui banchi di scuola, coinvolgendo anche i più piccoli.
Dunque la domanda sorge spontanea, ovvero l’utilizzo degli smartphone a scuola è qualcosa che dovrebbe aiutare i nostri giovani e giovanissimi ad abituarsi a fare un uso responsabile degli strumenti tecnologici o è da demonizzare in quanto a scuola si dovrebbe socializzare ed imparare come stare in mezzo agli altri per affrontare con pragmatismo le sfide di un futuro sempre più instabile ed incerto?
Certo è che limitare l’utilizzo degli smartphone nelle aule potrebbe far correre il rischio di non preparare al meglio i nostri ragazzi che prima o poi dovranno affrontare il mondo del lavoro, e quindi, persuaderli dall’intraprendere professioni dove la specializzazione tecnologica ed informatica è sempre più ponderante e necessaria in quanto privi delle basi per settori lavorativi ben specifici.
Ma d’altro canto se i più piccoli non imparano a relazionarsi con gli altri in modo naturale ed umano, si può incappare nell’errore di creare generazioni automatizzate che riconoscono faccine sorridenti o in lacrime per esprimere le loro emozioni senza conoscerne le reali espressioni facciali umane che suscitano gioia o dolore.
Il Ministero dell’Istruzione ha imposto un divieto d’uso degli smartphone nelle scuole secondarie di secondo grado dal 1° settembre 2025, con la Nota Ministeriale n. 3392 del 16 giugno 2025, con l’intento di incrementare concentrazione e apprendimento, aumentando la resa scolastica e favorendo le relazioni tra individui, prospettando l’ambiente scolastico come luogo dedicato alla crescita personale e collettiva, anche e soprattutto per mezzo delle interazioni umane, seguendo un trend globale che vede già altri paesi impegnarsi attivamente in questo tipo di restrizioni come Francia, Corea del Sud ed alcuni stati degli USA.
L’aumento dell’attenzione e delle capacità cognitive è ancora al vaglio degli esperti, che però sottolineano quanto l’utilizzo prolungato degli smartphone possa creare disturbi legati al sonno e all’aumento di stati d’ansia e isolamento sociale, tutti aspetti che indubbiamente mettono sotto stress una mente in fase di formazione e che vanno ad inficiare sul rendimento scolastico, come ad esempio la capacità di eseguire una ricerca tramite l’acquisizione di informazioni piuttosto che digitare qualcosa su un motore di ricerca e avere tutto a portata di mano.
L’utilizzo degli smartphone e dei device digitali probabilmente dovrebbe essere considerato una materia di studio nell’ambito dell’educazione civica, insegnando ai giovani il senso delle regole, del rispetto di alcuni orari nei quali potrebbe essere consentito l’uso di tali tecnologie, ed una consapevolezza maggiore del mondo digitale, insegnando di pari passo i rischi e i vantaggi, di uno strumento che deve essere usato con criterio e responsabilità, prediligendo sempre e comunque i rapporti tra individui, senza i quali si rischia di lasciare nelle mani delle intelligenze artificiali le decisioni più importanti nella vita di ognuno di quelli che domani saranno gli uomini e le donne della nostra società civile.
Probabilmente, forse si ha bisogno anche di un ricambio generazionale probabilmente, con insegnanti più vicini alle problematiche dei nostri giovani, in grado anche di affrontare tematiche delicate come quelle della dipendenza da apparecchi informatici, il cyberbullismo e il rispetto verso il prossimo.